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Cesare, De bello gallico, Libro VI, Par. 19 – Diritto familiare

15 mar

Cesare, De bello gallico, Libro VI, Par. 19 – Diritto familiare

Viri, quantas pecunias ab uxoribus dotis nomine acceperunt, tantas ex suis bonis aestimatione facta cum dotibus communicant. Huius omnis pecuniae coniunctim ratio habetur fructusque servantur; uter eorum vita superarit, ad eum pars utriusque cum fructibus superiorum temporum pervenit. Viri in uxores sicuti in liberos vitae necisque habent potestatem, et cum pater familiae inlustriore loco natus decessit, eius propinqui conveniunt et de morte, si res in suspicionem venit, de uxoribus in servilem modum quaestionem habent, et si compertum est, igni atque omnibus tormentis excruciatas interficiunt. Funera sunt pro cultu Gallorum magnifica et sumptuosa; omnia quaeque vivis cordi fuisse arbitrantur in ignem inferunt, etiam animalia, ac paulo supra hanc memoriam servi et clientes, quos ab iis dilectos esse constabat, iustis funeribus confectis una cremabantur.

Traduzione:

I mariti, quanti beni hanno ricevuto dalle mogli come dote, altrettanti dei propri, dopo averne fatta stima, ne mettono in comune con la dote. L’amministrazione di tutto questo patrimonio avviene congiuntamente ed i proventi si conservano; quello dei due che sia sopravvissuto all’altro, a lui spetta la parte di entrambi con i frutti dei tempi passati. I mariti hanno sulle mogli, come sui figli, potere di vita e di morte e dopo che il padre di una famiglia piuttosto prestigiosa è morto, i suoi parenti si riuniscono e, se sorge qualche sospetto riguardo alla morte, conducono un’inchiesta sulle mogli come si fa con gli schiavi e, se si è avuta prova, le uccidono dopo averle seviziate col fuoco e con ogni tipo di tortura. Le cerimonie funebri a confronto della civiltà dei Galli sono magnifiche e sontuose; tutte le cose che pensano fossero state a care ai vivi le gettano sul fuoco, anche gli animali, e fino a poco prima di questa epoca anche schiavi e clienti, che è certo erano stati scelti da essi, compiuti i funerali di rito, erano cremati insieme.

Note grammaticali:
– …aestimatione facta…: ablativo assoluto
– …inlustriore loco natus… : inlustriore è comprarativo di maggiornaza privo del secondo termine di paragone, trattasi quindi di comparativo assoluto da tradurre con “molto”, “piuttosto”, “troppo”… In questo caso si è scelto “piuttosto prestigiosa”.
– …iustis funeribus confectis…: ablativo assoluto

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Cicerone, In Verrem, In Verrem II 4, 110

1 feb

Cicerone, In Verrem, In Verrem II 4, 110

Versione per gli alunni di I Liceo (3 Superiore)

[110] Ante aedem Cereris in aperto ac propatulo loco signa duo sunt, Cereris unum, alterum Triptolemi, pulcherrima ac perampla. Pulchritudo periculo, amplitudo saluti fuit, quod eorum demolitio atque asportatio perdifficilis videbatur. Insistebat in manu Cereris dextra grande simulacrum pulcherrime factum Victoriae; hoc iste e signo Cereris avellendum asportandumque curavit. Qui tandem istius animus est nunc in recordatione scelerum suorum, cum ego ipse in commemoratione eorum non solum animo commovear verum etiam corpore perhorrescam? Venit enim mihi fani, loci, religionis illius in mentem; versantur ante oculos omnia, dies ille quo, cum ego Hennam venissem, praesto mihi sacerdotes Cereris cum infulis ac verbenis fuerunt, contio conventusque civium, in quo ego cum loquerer tanti gemitus fletusque fiebant ut acerbissimus tota urbe luctus versari videretur.

Traduzione:

[110] Davanti al tempio di Cerere, in un luogo libero e aperto, s’innalzano due statue, una di Cerere, l’altra di Tritólemo, bellissime e maestose. La bellezza le mise in pericolo, ma la grandezza le salvò, poichè la loro rimozione e il loro spostamento sembravano molto complessi. Sulla mano destra di Cerere poggiava una grande statua Vittoria scolpita splendidamente: Verre la fece sollevare e portare via dalla statua di Cerere. E quindi, in che stato d’animo si troverà ora l’imputato nel ricordare i suoi crimini, visto che io stesso nel ricordo di questi non solo mi sento turbato nell’animo, ma sento persino brividi lungo tutto il corpo? Mi vengono in mente infatti, quel santuario, quella località, quel culto; si affollano davanti ai miei occhi tutti i dettagli: il giorno in cui, arrivato io a Enna, si misero a mia disposizione le sacerdotesse di Cerere con le ínfule e i ramoscelli sacri, il raduno dei ci4adini accorsi in massa, i pianti e i lamenti che alle mie parole si levavano così alti da quella folla che pareva che l’intera ci4à fosse percorsa dalla disperazione più straziante.

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Cicerone, In Verrem, In Verrem II 4, 109

1 feb

Cicerone, In Verrem, In Verrem II 4, 109

Versione per gli alunni di I Liceo (3 Superiore)

[109] Non obtundam diutius; etenim iam dudum vereor ne oratio mea aliena ab iudiciorum ratioone et a cotiodiana dicendi consuetudine esse videatur. Hoc dico, hanc ipsam Cererem antiquissimam, religiosissimam, principem omnium sacrorum quae apud omnis gentis nationesque fiunt, a C. Verre ex suis templis ac sedibus esse sublatam. Qui accessistis Hennam, vidistis simulacrum Cereris e marmore et in altero templo Liberae. Sunt ea perampla atque praeclara, sed non ita antiqua. Ex aere fuit quoddam modica amplitudine ac singulari opere cum facibus perantiquum, omnium illorum quae sunt in eo fano multo antiquissimum; id sustulit. Ac tamen eo contentus non fuit.

Traduzione:

[109] Ma non voglio disturbarvi ulteriormente. Infatti già da molto tempo temo che il mio discorso possa sembrare in contrasto con la procedura in uso nei tribunali e con il comportamento normale di un oratore. Dico questo: che proprio questa Cerere, la più antica, la più venerata, la prima tra tutti gli oggetti di culto tenuti in onore presso tutti i popoli e le nazioni, fu portata via per opera di Gaio Verre dalla sede che occupava nel proprio tempio. Chi di voi è andato a Enna, avrà visto una statua di Cerere in marmo e, in un altro tempio, quella di libera. Esse sono maestose e famosissime, ma non altrettanto antiche. Ne esisteva invece una in bronzo, di dimensioni modeste e in uno stile originale, con le fiaccole e assai antica, di gran lunga la più antica fra tutte quelle che si trovano in quel santuario. Questa Verre si portò via. Tuttavia non ne fu soddisfatto.

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