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Cicerone, In Verrem

25 gen

A seguire i link alle versioni tradotte e commentate del In Verrem di Cicerone.

- In Verrem, II – 4 – 106

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Cicerone, In Verrem, In Verrem II 4, 106

25 gen

Cicerone, In Verrem, In Verrem II 4, 106

Versione per gli alunni di I Liceo (3 Superiore)

[106] Vetus est haec opinio, iudices, quae constat ex antiquissimis Graecorum litteris ac monumentis, insulam Siciliam totam esse Cereri et Liberae consecratam. Hoc cum ceterae gentes sic arbitrantur, tum ipsis Siculis ita persuasum est ut in animis eorum insitum atque innatum esse videatur. Nam et natas esse has in his locis deas et fruges in ea terra primum repertas esse arbitrantur, et raptam esse Liberam, quam eandem Proserpinam vocant, ex Hennensium nemore, qui locus, quod in media est insula situs, umbilicus Siciliae nominatur. Quam cum investigare et conquirere Ceres vellet, dicitur inflammasse taedas iis ignibus qui ex Aetnae vertice erumpunt; quas sibi cum ipsa praeferret, orbem omnem peragrasse terrarum.

Traduzione:

[106] Antica è questa tradizione, o giudici, che si fonda su vecchissimi testi e testimonianze dei Greci, che l’isola di Sicilia sia stata tutta quanta consacrata a Cerere ed a Libera. Mentre, da una lato, gli altri popoli pensano che sia veramente così dall’altro gli stessi Siciliani ne sono convinti a tal punto che ciò sembra essere impresso ed innato nei loro animi. Infatti ritengono che queste dee siano originarie di questi luoghi e ritengono anche che in tale regione si sia stata introdotta per la prima volta la coltivazione dei cereali, e che Libera, che essi chiamano anche Proserpina, sia stata rapita dal bosco di Enna, luogo che, poiché si trova in mezzo all’isola, è chiamato ombelico della Sicilia. Si tramanda che Cerere, volendo mettersi sulle tracce di proserpina, accese delle fiaccole con le fiamme che erompono dal cratere dell’Etna e, protendendole dinnanzi a sè, attraversò l’intero mondo.

Note:

– Hoc cum ceterae gentes sic arbitrantur…: “Mentre, da un lato, gli altri popoli pensano che sia veramente così”, ossia che sia una tradizione.
– … insulam Siciliam totam esse Cereri et Liberae consecratam.: frase secondaria oggettiva – anteriorità rispetto la principale – retta da “Vetus est haec opinio”. Si traduce: “antica è questa tradizione che (sottointeso: dice che) tutta l’isola di Sicilia sia stata tutta quanta consacrata a Cerere ed a Libera”

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Cesare, De bello gallico, Libro I, Par. 26 – La vittoria di Cesare sugli Elvezi

30 nov

Cesare, De bello gallico, Libro I, Par. 26 – La vittoria di Cesare sugli Elvezi

[26] Ita ancipiti proelio diu atque acriter pugnatum est. Diutius cum sustinere nostrorum impetus non possent, alteri se, ut coeperant, in montem receperunt, alteri ad impedimenta et carros suos se contulerunt. Nam hoc toto proelio, cum ab hora septima ad vesperum pugnatum sit, aversum hostem videre nemo potuit. Ad multam noctem etiam ad impedimenta pugnatum est, propterea quod pro vallo carros obiecerant et e loco superiore in nostros venientes tela coniciebant et nonnulli inter carros rotasque mataras ac tragulas subiciebant nostrosque vulnerabant.Diu cum esset pugnatum, impedimentis castrisque nostri potiti sunt. Ibi Orgetorigis filia atque unus e filiis captus est.Ex eo proelio circiter milia hominum cxxx superfuerunt eaque tota nocte continenter ierunt. Nullam partem noctis itinere intermisso in fines Lingonum die quarto pervenerunt, cum et propter vulnera militum et propter sepulturam occisorum nostri triduum morati eos sequi non potuissent. Caesar ad Lingonas litteras nuntiosque misit, ne eos frumento neve alia re iuvarent: qui si iuvissent, se eodem loco quo Helvetios habiturum. Ipse triduo intermisso cum omnibus copiis eos sequi coepit.


Traduzione:

E così a lungo si combattè a lungo e aspramente in una battaglia incerta. Non potendo sopportare a lungo l’attacco dei nostri, alcuni, come avevano iniziato, si ritirarono sul monte, altri si recarono alle salmerie ed ai loro carri. Infatti durante tutto questo combattimento, dal momento che si era combattuto dall’ora settima a sera, nessuno potè vedere il nemico volto in fuga. Si combattè fino anche a notte fonda presso le salmerie, visto che avevano posizionato i carri come una trincea e dalla postazione più alta lanciavano armi contro i nostri che arrivavano ed alcuni tra i carri e le ruote scagliavano matare e targole e ferivano i nostri. Dopo che si era compattuto a lungo, i nostri conquistarono le salmerie e l’accampamento. Qui la figlia di Orgetorige ed uno dei figli vennero catturati. Da quella battaglia circa 130 mila uomini sopravvissero e viaggiarono tutta la notte. In nessun momento della notte venne interrotta la marcia, al quarto giorno arrivarono nei territori dei Linoni, mentre sia per le ferite dei soldati, sia per la sepoltura di quelli che erano stati uccisi, i nostri, fermatisi per tre giorni non avevano potuto inseguirli. Cesare inviò ai Linoni lettere e messaggeri, affinchè non li aiutassero con frumento o altra cosa: se li avessero soccorsi, egli li avrebbe considerati allo stesso modo degli Elvezi. Egli passati tre giorni cominciò ad inseguirli con tutte le truppe.

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