La spada di Damocle – Cicerone

Marco Tullio Cicerone, Le Tuscolane, La spada di Damocle
Versione per gli alunni di V ginnasio

Da Nuovo comprendere e tradurre Vol. 3 – Pag. 192

Dionysius, Syracusarum tyrannus, cum quidam ex eius adsentatoribus, Damocles, commemoraret in sermone copias eius, opes, maiestatem dominatus, rerum abundantiam, magnificentiam aedium regiarum, negaretque umquam beatiorem quemquam fuisse: “Visne igitur” inquit “o Dàmocle, quoniam te haec vita delectat, ipsam eam degustare et fortunam experiri meam?”. Cum se ille cupere dixisset, conlocari iussit hominem in aureo lecto, magnifics operibus picto, abacosque complures ornavit argento auroque caelato. Tum ad mensam eximia forma pueros iussit consistere eique diligenter ministrare. Aderant unguenta, coronae, mensae conquisitissimis epulis extruebantur: fortunatus sibi Damocles videbatur. In hoc medio apparatu fulgentem gladium e lacunari saeta quina aptum demitti iussit, ut impenderet illius beati cervicibus. Itaque nec pulchros illos ministratores aspiciebat nec plenum artis argentum nec manum porrigebat in mensam. Denique exoravit tyrannum ut abire liceret, quod iam beatus nollet esse.

Traduzione:

Dionisio, tiranno dei Siracusani, visto che Damocle, uno dei suoi adulatori, ricordava in un discorso le sue truppe, l’autorevolezza, la grandezza dell’impero, l’abbondanza delle ricchezze (letterale: le cose), la magnificenza delle residenze regali, e diceva che non c’era mai stato qualcuno più beato, disse: “O Damocle, vuoi dunque, poiché ti piace questa vita, provarla e sperimentare la mia fortuna?”. Avendo detto egli che lo desiderava, Dioniso comandò che l’uomo venisse adagiato su un letto dorato, decorato con meravigliosi ornamenti, e decorò le molte tavolette con oro e con argento cesellato. Ordinò allora, che i servi rimanessero al banchetto dall’aspetto meraviglioso e che si occupassero di lui con diligenza. C’erano unguenti, corone, i banchetti erano preparati con pietanze buonissime: Damocle si considerava fortunato. (Sottointeso: Dioniso) Ordinò che nel mezzo della tavola fosse appesa una spada lucente appesa al soffitto con un crine di cavallo, affinché pendesse sulle cervici di quel beato. E così non guardava né quei bei servitori né l’argento pieno d’arte né allungava la mano verso il banchetto. E così pregò il tiranno che lo lasciasse andare poiché non desiderava più essere beato.

Note grammaticali:

- Aderant unguenta, coronae, mensae conquisitissimis epulis extruebantur: fortunatus sibi Damocles videbatur.: costrutto personale del verbo videor, ossia letteralmente ‘Damocle sembrava a se stesso essere fortunato’.

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